Vince anche la professoressa Grisci

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Cenere e alloro

Le arrivano attutiti i rumori del primo mattino. Comincia presto la vita in corsia, un'urgenza di tempo incomprensibile a chi il tempo deve riempirlo. Le palpebre pesano, colpa di quelle gocce che pietosamente cancellano sofferenze e pensieri oscuri. Ma ora vuole svegliarsi, togliersi di dosso l'odore della notte, ravviare quei radi capelli sulla cui funzione estetica ha sempre ironizzato, ma che ora raccontano una storia di speranze cancellate. Era stata contenta quando le avevano assegnato quel letto: era proprio davanti alla porta e ormai, dopo due mesi, riconosceva i passi, poteva dipingersi addosso l'espressione di benessere con la quale l'accoglieva ogni giorno, quando veniva a salutarla prima di iniziare la sua giornata di lavoro a scuola. Insegnava sua figlia, e il personale dell'ospedale chiudeva un occhio su questa incursione mattutina, nessuno aveva il coraggio di applicare un divieto che avrebbe tolto ad entrambe la forza per affrontare la giornata .

Ecco, ora è bella sveglia: appoggiata al tronco di un leccio colpito da un tenue raggio di sole, assapora le olive essiccate in forno insieme a quel pane che ogni giorno cuoce per sé e per le famiglie del paese. E' pronto il carico di legna, già legato, tra un po' si accovaccerà sulle proprie ginocchia e, appoggiando le spalle all'enorme fascio, si legherà le corde attorno alla vita poi, facendo forza sulle gambe, lo solleverà sulla schiena. Poco più di due chilometri di strada e finalmente sarà a casa, il sole si abbassa lentamente, regala I'ultimo tepore di un inverno clemente. Ne ha visti tanti di inverni, quasi tutti impietosi come le estati, per chi non può permettersi di adeguarsi ai capricci delle stagioni. Seduta vicino al camino troverà lei che studia, il tavolo ingombro di libri e quaderni. La cena potrà prepararla sul tavolinetto vicino al lavandino, non vuole disturbarla altrimenti sarebbe costretta ad andarsene in camera, ma lì fa troppo freddo. Spesso lei legge o ripete ad alta voce, le piace ascoltarla, anche se non sempre afferra fino in fondo il senso delle parole, ma quei suoni sono carichi di suggestioni e anticipano l'essenza dì una vita attesa e sognata.

In fondo la giornata è quasi finita: quando tutti saranno a letto, preparerà la "macionata” e scivolerà nel letto stiepidito dal tepore delle braci. Le quattro del mattino vengono presto: bisogna fare il giro del paese per avvertire le donne affinché impastino il pane da cuocere qualche ora dopo. C'è poi da riempire il grande forno con la legna, accenderla, aspettare che la volta diventi bianca, pronta ad accogliere i filoni ormai lieviti. Ma domani sarà una giornata speciale: nel pomeriggio avrà il colloquio con i professori. Le hanno detto tante volte di non andare, non c'è nessun bisogno, sua figlia è molto brava, ma lei non vuole privarsi di questo piacere: parlarne alle donne che vengono a cuocere il pane è un balsamo che allevia sudori e fatiche. A scuola le dicono che potrà fare l'università, laurearsi e insegnare: quella bambina, che vedeva giocare con la penna rossa a correggere compiti di alunni immaginari, potrà realizzare il suo sogno. Non è stata mai tenera con lei, aveva sempre tante cose da fare: preparare dolci che il dottore, il direttore dell'ufficio postale, la moglie del fattore, le maestre che venivano dalla città le avrebbero pagato bene.

Nei pomeriggi liberi dalla raccolta della legna c'era da preparare il mastello con la cenere e le foglie d'alloro, riempirlo con le lenzuola, versare l'acqua presa alle fontanelle, poi sciacquare il bucato ai lavatoi e stenderlo al sole. Altri spicchi di ore si riempivano di raccolte di erbe, di funghi, di asparagi -Sono meglio della carne -diceva agli altri, falsamente ignara della filosofia della volpe. Non c'era tempo per le effusioni, le uniche carezze erano quel vestito alla moda che sua figlia aveva tanto desiderato perche lo aveva visto indossato da una compagna di scuola o quel paio di "zatteroni" che le sembravano orribili ma facevano impazzire gli adolescenti. Si sentiva fortunata: se non avesse avuto quel lavoro da fornaia che le era stato tramandato dagli zii, il libretto alle poste non avrebbe potuto aprirlo. - Quei soldi non si toccano - ripeteva spesso a suo marito che avrebbe voluto alleggerire con qualche svago il peso di un lavoro saltuario - servono per l'Università

Spesso le prime orme sulla neve erano le sue e qualcuno, aprendo le finestre in quelle albe livide, faceva apprezzamenti sul suo lavoro così duro e sicuramente più adatto ad un uomo, ma lei rispondeva con quella risata sonora che la rendeva riconoscibile e che era il suo modo di gridare al mondo l'orgoglio per quello che stava costruendo.

E intanto, nei giorni più duri, quando la stanchezza aveva il sopravvento sul coraggio della fatica, alzava quelle mani enormi, ruvide, arrossate dal freddo e dai rovi e non sempre riusciva fermarsi prima di scaricare la rabbia su innocenti capricci. Non le aveva mai chiesto scusa. Forse, più in là, magari ormai complici nella cura di qualche nipote, le avrebbe confessato il suo rimorso per quelle intemperanze mascherandolo con qualche aneddoto divertente.

Possibile che le stia venendo sonno? Via, via bisogna alzarsi altrimenti si fa notte e sua figlia, non vedendola tornare si spaventerà, ma quelle palpebre non vogliono saperne di alzarsi. E' strano, non sente freddo, non può essere quel tenue raggio a scaldarla, qualcuno la sta coprendo, l'odore del bosco sta diventando pungente...

-          Ciao, mammi', come stai stamattina?

-          Bene, non vedi come mi riposo? Tu piuttosto, sbrigati, vai via altrimenti fai tardi a scuola! -


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