Un registro di tanti anni fa. Ecco la scuola dei tesori

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C’E’ UNA STANZA…

 

Due settimane fa siamo entrati nell’archivio della scuola; ci ha investito un forte odore di chiuso, il buio nascondeva dei “tesori”. Lungo le pareti e al centro della stanza, vecchie polverose scaffalature in legno traboccavano di libri e delle altre scartoffie.

Le cose che ci attiravano erano talmente tante che non sapevamo da dove incominciare; qualcuno di noi è stato attirato da alcuni registri, risalenti a circa 35 anni fa.

Abbiamo fatto una riflessione: “Questi ragazzi avevano la nostra età e potrebbero essere nostri genitori”.

I registri dalla copertina azzurra e dalle pagine ingiallite presentano un’intestazione “Scuola media Giulia Di Barolo.

La prima nostra curiosità è stata quella di sapere chi fosse …

 

Ecco alcuni cenni biografici:

Giulia Falletti di Barolo, nata Juliette Colbert di Maulévrier (Maulévrier, 27 giugno 1785Torino, 19 gennaio 1864), è stata una filantropa e marchesa francese naturalizzata italiana.

Nata nella cattolica Vandea da nobile famiglia, rimase orfana di madre a 7 anni; poco dopo, all'epoca della rivoluzione, molti fra i suoi parenti, che appartenevano alle più alte sfere dell'aristocrazia francese, furono pubblicamente giustiziati.

Il 18 agosto 1806 si unì in matrimonio al marchese Carlo Tancredi Falletti di Barolo e nel 1814 si trasferì a Torino, a Palazzo Barolo, dove ospitò per lungo tempo il patriota Silvio Pellico, reduce dalla prigionia nella Fortezza dello Spielberg. A quei tempi il palazzo è luogo di ritrovo per l'élite culturale e politica.

Ma il prevalente interesse dei due coniugi fu per la beneficenza: Giulia si dedicò all'assistenza delle carcerate e intraprese insieme con il marito iniziative benefiche: scuole gratuite, assistenza ai poveri, donazioni all'erigendo Cimitero monumentale di Torino. Con il marito fondò la Congregazione Generale delle Suore di Sant'Anna.

Il suo impegno a favore delle carcerate, con l'istruzione, con la provvista di vitto e abbigliamento decente, con l'igiene, arrivò a tal punto che, presentato al governo un progetto di riforma carceraria, il 30 ottobre 1821 il ministero la nominò soprintendente del carcere. In breve il carcere divenne un istituto modello e redatto un nuovo regolamento interno, lo sottopose alla discussione con le detenute, da cui ebbe approvazione unanime.

Dal 1899 il suo feretro è tumulato nella chiesa di santa Giulia, in borgo Vanchiglia, che lei stessa volle far costruire. La città di Torino le ha dedicato una via.

 


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